La storia la sapete: in una notte buia e tempestosa, una fanciulla chiese riparo in un castello affermando che era una principessa. La regina, che cercava da tempo una sposa per il figliolo, ormai in età per farsi una famiglia, la mise alla prova. Le fece preparare un letto, mettendo un pisello sotto una serie di 20 materassi, 20 guanciali e 20 cuscini. La mattina dopo, al risveglio, la regina chiese alla ragazza come avesse dormito: lei rispose che non era riuscita a chiudere occhio perché nel letto c'era qualcosa di molto duro che le aveva dato fastidio. La regina, felicissima di questa risposta, dichiarò che solo una vera principessa può avere la pelle tanto delicata da percepire la presenza di un pisello sotto 20 materassi, ed ordinò di far celebrare immediatamente il matrimonio.

Gli orti di Maria Elena

I piselli, un ortaggio da favola

La storia la sapete: in una notte buia e tempestosa, una fanciulla chiese riparo in un castello affermando che era una principessa. La regina, che cercava da tempo una sposa per il figliolo, ormai in età per farsi una famiglia, la mise alla prova. Le fece preparare un letto, mettendo un pisello sotto una serie di 20 materassi, 20 guanciali e 20 cuscini. La mattina dopo, al risveglio, la regina chiese alla ragazza come avesse dormito: lei rispose che non era riuscita a chiudere occhio perché nel letto c'era qualcosa di molto duro che le aveva dato fapiselli.jpgstidio. La regina, felicissima di questa risposta, dichiarò che solo una vera principessa può avere la pelle tanto delicata da percepire la presenza di un pisello sotto 20 materassi, ed ordinò di far celebrare immediatamente il matrimonio. Da allora essere come la principessa sul pisello è un modo comune per mettere in cattiva luce una donna che ha un atteggiamento altezzoso e snob. Hans Christian Andersen l'aveva sentita fin da quando era bambino e una ragione, malgrado tutto, c'era, perché il pisello, come pianta, era diventato molto famoso nel Nord Europa, e soprattutto in Francia, come sinonimo di ortaggio regale. Complice di questa fama fu ancora una volta Caterina de' Medici che, quando partì per andare in sposa a Enrico II, portò con sé una squadra di cuochi, regali otre che stellati per quel tempo, e una serie di novità orticole, fra cui il carciofo di cui vi ho già raccontato, e appunto i piselli novelli, quelli freschi, non seccati come si faceva nel Medio Evo.    
La novità gastronomica degli chef di Caterina, ebbe un notevole successo e i piselli furono ribattezzati "petit pois", nome che è arrivato sino ai nostri giorni. I "petits pois" raggiunsero il massimo della loro popolarità sotto il regno di Luigi XIV, divenendo oggetto di una vera e propria moda gastronomica.fiore-del-pisello.jpg
Oggi i piselli sono coltivati in modo massivo nei grandissimi spazi del Canada, della Cina, della Russia, dell'India e degli Stati Uniti. Il loro potere calorico e la facilità di coltivazione, e la possibilità di conservarlo e surgelarlo, ne ha sancito un successo planetario.  La pianta del pisello in fiore. Da noi è la classica pianta da orto. Chi non pianta un po' di piselli nei piccoli 3 x 2 di terra a disposizione? Più o meno tutti.
Lo faccio anch'io!
La pianta si semina con temperature miti e la raccolta può avvenire dopo circa 2 mesi dalla semina, anche un po’ prima, se si vuole consumare i piselli freschi. Un terreno misto e ben drenato è la condizione necessaria per evitare i ristagni d’acqua che comprometterebbero la crescita della pianta, ma il pisello è in grado di crescere bene anche in condizioni agronomiche non ottimali.   I miei amici soci del Consorzio Agribologna mi hanno anche insegnato a coltivarli concesto-di-piselli-dellorto.jpg il metodo della lotta o produzione integrata, con l'utilizzo di coccinelle, i cari e magici maggiolini, che sono ottime alleate contro gli afidi. Le varietà dei piselli che io conosco sono il rampicante e il nano. A me piace quella rampicante, che si attorciglia intorno ai paletti di bambù che metto nel terreno. E' di maggiore soddisfazione. Quando poi mettono fuori i loro fiori bianchi, sono deliziosi e, per me, sono un po' il simbolo della piena primavera. Un po' come le fragole. I piselli sono ricchi di proteine come tutti i legumi, in più contengono anche una buona quantità di carboidrati, che aumenta notevolmente, quando i piselli sono secchi; fibre, vitamine (B, C, E) e sali minerali, completano il tutto con un equilibrato contenuto calorico (80 kcal per 100g). I piselli hanno un bassissimo contenuto di grassi e di amidi, ciò facilita la loro digeribilità rispetto ad altri legumi e sono indicati nelle diete ipocaloriche. Solo non bisogna abusarne, come tutti i legumi, se si ha un po' di uricemia. 
Per chi non ha l'orto, da adesso fino a tutto maggio, è facile trovarli nei negozi o dai contadini, se, come me, abitate lungo la Via degli orti: avere un socio Agribologna per vicino, credetemi è una grande fortuna, non solo per la professionalità e competenza, ma anche per la loro simpatia.
  E appunto in questo periodo vi potete applicare anche all'impiego in cucina dei piselli freschi, sicuramente più saporiti di quelli conservati o surgelati. C'è un'ampia possibilità di impiego in cucina dei piselli: con le seppie e con la carne, per un sugo leggero con la pasta corta oppure con il riso - la famosa minestra/risotto risi e bisi. IMG_0634.jpg O ancora, una vellutata di piselli, delicata e nutriente. Poi se siete molto brave e sapete fare gli arancini siciliani, allora siete al top. Qui, dalle nostre parti, i piselli vengono spesso aggiunti al ragù alla bolognese per un primo fatto in casa: gli strichetti con i piselli, in dialetto si chiamano stricchet con l'arvajja, che sono simili alle farfalle di pasta di semola. Fare gli stricchetti in casa era spesso il modo per utilizzare quella parte della sfoglia che avanzava dopo aver fatto le tagliatelle, i tagliolini o i tortellini. Si facevano, ma si fanno ancora, dei quadrotti di 3/4 cm circa di sfoglia e, poi con il pollice e l'indice si stringevano come a fare delle farfalline. La pressione delle dita salda la pasta ancora umida e si ottengono appunto gli stricchetti, che una volta asciugati, magari il giorno dopo, si condivano con il ragù avanzato e al quale, per ravvivarlo, si univano i piselli, l'arvajja appunto come si usa dire in dialetto. Un primo fatto con gli avanzi, il recupero di ciò che è rimasto in cucina, ma credetemi un'autentica meraviglia! La prossima volta li faccio, li fotografo e vi mando la ricetta.  
 
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