Gli orti di Maria Elena

È tempo di festa delle ciliegie

Cammino lungo il fiume Panaro, un sentiero che costeggia acqua e ciliegi. Di questa stagione è facile incontrare un ragazzino o una bambina che ti viene incontro con una sporta o un canestro di vimini pieno di ciliegie. E' sempre stato così, ciliegie e bambini sono inscindibili.

Sono sulla strade dei ciliegi, il giardino che cerco è ormai vicino, sento il profumo dell'erba appena tagliata sotto gli alberi, le donne che si alternano nella raccolta, dita che si infilano fra i rami, grappoli di ciliegie che ricadono delicatamente nel cesto.

Il giardino si trova sotto alla Rocca, fra il fiume e i contrafforti del castello. I Vignolesi hanno mantenuto la tradizione: lasciare questo spiazzo, abbastanza ampio per una sosta ristoratrice, a disposizione di chi, purtroppo, non ha la possibilità di vivere a stretto contatto con la natura. Le ciliegie di Vignola sono famose quanto la Rocca. E non saprei dire se le une sovrastano l'altra.

La Rocca di Vignola, forte fabrica all'anticha con due recinti di mura con tre torri et diverse altre commodità sorge su un terreno roccioso, di tufo, e sovrasta strategicamente, dominando il corso del fiume Panaro, la strada che proviene da Bazzano, il ponte sul fiume e l'ingresso al borgo abitato.
Tutto nasce nel periodo eroico della difesa dei territori dell'Abbazia di Nonantola.

Sant'Anselmo, così dice la storia, qui fece costruire un presidio fortificato, che diventò poi edificio militare, nel '200, e in seguito dimora signorile nel '400 con la costruzione delle torri, dell'impianto interno e dell'abbellimento delle sale, così come le vediamo.

Era la residenza delle famiglie Grassoni prima, e dei Contrari dopo. Signori del posto, ricchi influencer e cortigiani del tempo, appartenenti al cerchio magico degli Este di Ferrara, a cui nel 1300, Vignola apparteneva.

Loro furono ricordati, oltre per i loro buffi cognomi, per l'inventiva con cui fecero decorare le sale attingendo alle allegorie del mondo animale - la Sala dei Leoni, dei Ghepardi, delle Colombe, dei Cani - e alle simbologie delle imprese cavalleresche: la Sala degli Anelli, delle Dame, degli Stemmi dei Tronchi d'Albero.

La vulgata vuole che l'origine di queste decorazioni sia da ricercare nel tenore di vita che i Contrari facevano. Si sa che erano gente di mondo, amanti del viver bene, si circondavano di ogni lusso e la caccia, allora sport di élite, era al centro delle attenzioni e del prestigio ogni qualvolta un ospite illustre passava da Vignola. Era anche costume, nonché vezzo esotico, avere al guinzaglio, oltre ai cani e altri più innocui animali da compagnia, piccoli ghepardi da sfoggiare nelle occasioni mondane.

Oggi, a testimonianza, ci restano questi dipinti, ma l'ammirazione, seppur diversa, rimane. Si dice anche che parte delle mura esterne del castello fossero affrescate e coloratissime, come ha dimostrato un recente restauro. Se solo lo immaginiamo, per quanto è grande è imponente, ci si rende conto del desiderio di potenza e di prestigio dei Signori del tempo.

Nei sotterranei, le Sale dei Grassoni e dei Contrari, oggi usate per convegni e concerti, sono da vistare per ammirare la suggestione della Sala dei Contrari. Un tempo era una dispensa, poi rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale, ma la trama di sassi di fiume e di mattoni rossi che oggi ci mostra piacevolezza e armonia, mi rimanda al tempo in cui erano buie, fumose, rumorose e trafficate da serve, domestiche, fattorini e mendicanti. Un salto nel passato.

Nella seconda metà del Cinquecento, l’ultimo discendente dei Contrari, Ercole, fece costruire il palazzo oggi conosciuto come Palazzo Barozzi - Boncompagni. Progettato da Jacopo Barozzi, detto Il Vignola, tiene dentro di sé, in una delle ali laterali, una delle più straordinarie opere di architettura, una scala a chiocciola a pianta ovale. Un capolavoro. Da non perdere.

Le ciliegie. Per ritornare verso casa, percorro la Via dei ciliegi, un tracciato contrassegnato da una segnaletica specifica, che viene considerato uno dei più piacevoli esempi di “vie verdi” di tutta la provincia di Modena.

Come la Via degli Orti, questa strada mi condurrà da Matteo Vignali, socio Agribologna, coltivatore di ciliegie e pere e susine, perle del territorio. Il tracciato segue il fiume all’ombra di pioppi, salici e ontani, tra estese coltivazioni frutticole che caratterizzano la zona. Qui c'è la cosiddetta frutta rossa: ciliegie e susine. Gli alberi da frutto prendono la forma di geometrie curate. I filari si susseguono in ordine come file di soldati in parata.

Le ciliegie non le vedi subito, sono appartate nel fogliame, fra i rami intravedi dei punti rossi. Se avessero una piccola lampadina dentro, quei ciliegi diventerebbero più luminosi degli alberi di Natale. Nel podere di Matteo, la raccolta avviene in silenzio, quasi religioso, solo il fruscio delle braccia e delle mani fra i rami è il segno che uomini e donne, ragazzi e ragazze stanno, come api, lavorando.

Ogni tanto una parola in dialetto, per lo più una richiesta: il passaggio di un cesto, il cappello che è caduto. Non ci sono commenti, lamentele, pettegolezzi, tutto avviene con naturalezza, attenzione, concentrazione.

Le ciliegie da raccogliere si riconoscono dal colore, facendo attenzione a quelle toccate da uccelli o insetti. Per evitare che si schiaccino, i cesti non sono mai molto grandi e vengono svuotati spesso, adagiandole su tavolati per evitare che si sovrappongano. Sono delicatissime. A volte, ma qui la raccolta deve essere molto attenta, vengono messe direttamente nelle vaschette di plastica utilizzate per la vendita.

Una volta si usavano i canestri fatti con rametti di salice intrecciato. Come quelli che ho voluto recuperare in una foto della festa delle ciliegie degli anni 40, precisamente il 9 giugno 1940, il giorno prima dell'entrata dell'Italia in guerra. Molte di queste bambine e ragazzine oggi saranno anziane signore del posto, forse alcune no, ma ci piace ricordarle così con la gioia di vivere e il piacere della festa stampato nei loro volti.

E' tempo di andare. Con un cestino di ciliegie e la leggerezza di aver trascorso una giornata colorata e golosa. Le ciliegie? Le mangerò così, tal quali. Quelle che rimarranno, forse, farò un bel clafoutis. Sul sito di Agribologna di ricette per farlo la troverò. Sicuro.
 
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