Gli orti di Maria Elena

Orti di terra e orti di mare: in bicicletta dal Delta del Po alla Laguna di Venezia

Se vi piace andare in bicicletta, con calma, senza fretta, senza salite o discese impegnative, il percorso dal Delta del Po alla laguna di Venezia fa per voi. Qui ci sono orti di mare e orti di terra. In quelli di mare troverete vongole e cozze, fasolari e cannolicchi, in quelli di terra radicchi e carote, cipolle e porri.

Andateci se vi piacciono i grandi spazi aperti, dove si percorrono argini e lunghissimi rettilinei dei quali non si vede la fine. Andateci se vi piace estraniarvi dalla realtà del traffico delle strade, autostrade, città, per mettersi in sintonia con la natura più autentica.
Andateci se vi piace convivere per un giorno con il silenzio, nonostante la statale Romea trafficata e pericolosa, o spiagge come Sottomarina o Rosolina Mare, da turismo di massa, con distese di corpi stesi ad abbrustolire al sole.

Paesaggi unici, ambienti da scoprire, soprattutto adesso, in inverno, con la magia surreale delle nebbie e delle brinate che qui si esprimono nelle forme più spettacolari. Andateci perché qui l'uomo lo sentirete, lo avvertirete nella sua dimensione più intima, dove incontrarsi significa riconoscersi e salutarsi, raccontarsi: da dove vieni, dove vai.

Il mio suggerimento è partire dal Po di Levante, là dove si immette nel mare e costeggiare la laguna di Caleri, un dedalo di veri e propri labirinti di arginature dove si può correre il rischio di girare per chilometri per trovare un passaggio, un ponte, tra gli innumerevoli canali. Una buona cartina dettagliata dei percorsi ciclabili segnalati non guasta.

Quello che più colpisce percorrendo gli sterrati sugli argini, è l'immenso lavoro che l'uomo ha fatto per strappare al mare strisce di terra, per proteggersi dalle alluvioni. Siamo nel bel mezzo delle foci di quattro fiumi: Brenta, Bacchiglione, Adige, Po, che non sono certo dei torrenti, con argini forti e strutturati, chiuse e idrovore.

Lungo la strada prendete le indicazioni per la Via delle Valli, un itinerario splendido da percorrere in bicicletta, con il canale su un lato e la valle sull’altro, che attraversa paesaggi magici, con il cielo che si specchia nelle acque, una moltitudine di specie animali e vegetali, antichi edifici che nel nome ricordano le nobili famiglie veneziane, come l’oratorio Moceniga o il Casone Venier.

Mano a mano che si percorrono gli argini cresce sempre più l'ammirazione, ma soprattutto l'incredulità, per come l'uomo ha modificato un terreno così immenso ed ostile, trattando con ingegnosità, rispetto e tantissimo lavoro un elemento difficile come l'acqua.
Il mare aperto non si vede, come l'uomo, lo si percepisce dall'odore salmastro dell'aria, dagli uccelli che ti girano intorno, volando bassi, incuranti dell'uomo che, qui, nell'Oasi naturale del Delta, non è vissuto come nemico.

La Via degli Orti arriva anche qui e ci porta da un socio Agribologna, un po' defilato rispetto al nucleo storico emiliano-romagnolo, ma radicato nel tempo: un legame forte che si ravviva ogni notte quando il camion di Terri Bertaggia parte con il suo carico di porri, radicchi e carote verso il Mercato di Bologna.

Questa è terra di radicchi e vongole, di agricoltori - pescatori, di gente di mare e di terra. La terra è stata sottratta al mare, difesa e poi lavorata, fra sabbia e conchiglie. Qui gli orti sono di terra e di mare.


La terra è sabbiosa e al di sotto del livello del mare, faticosa e instabile, umida e ventosa, è il principe indiscusso è il radicchio rosso tondo, il cosiddetto Chioggia, insieme alle patate novelle, alla cipolla bianca precoce, ai pomodori, alle zucche, zucchine, melanzane, peperoni, lattughe, meloni, angurie e ai porri.

Ma i radicchi, le cipolle e i porri sono i prodotti che legano di più in questo territorio. Lo sapevate che le cipolle amano il mare? Qui le cipolle con questo clima ventoso e con l'aria salmastra vengono benissimo.

E poi radicchi di Chioggia (in dialetto chioggiotto “radicio de Ciosa”) dalle foglie grandi e rotondeggianti, di colore rosso più o meno intenso e di sapore dolce o leggermente amarognolo, che compongono un grumolo di forma sferica, talora schiacciato all’apice, che richiama proprio la forma della rosa, da cui l’appellativo “Rosa di Chioggia”.

Qui spuntano da soli, basta piantarli. E infine i porri, più delicati e più sensibili al clima. Terri Bertaggia ha ripreso a farli negli ultimi anni, il consumo sta crescendo, sta soppiantando la cipolla in cucina e qui viene bene. Al porro gli dedica ben 13 ettari. Si piantano a maggio e l'ultimo raccolto si fa in aprile dell'anno successivo. Un ciclo di 11 mesi.

Intorno al suo magazzino c'è un'estensione di porri, d'inverno la nebbia li inghiotte, non si vede l'orizzonte, lo si intuisce. La nebbia è nemica del porro, a lungo andare fa fiorire la peronospera in questo ortaggio delicato, che vive sotto terra, con il suo ciuffo verde all'aria.

Ma non si vive di sole verdure e vongole. Qui ci sono ci sono anche salami profumati e un pane particolare, il Bussolà, un pane biscotto, tipico di Chioggia a forma di anello, che anticamente i marinai inanellavano lungo le corde delle imbarcazioni e che si conservava per diversi mesi.

In giugno a Rosolina in giugno si tiene una sagra gustosa e divertente, con i protagonisti del territorio: radicchi, porri, cipolle, vongole e cozze, i prodotti degli orti di terra e di mare. E allora non vi stancherete di assaggiare la rosa di Chioggia saltata in padella, nei risotti, con i gnocchi o le vellutate cremose e delicate ai porri.

Appuntatelo in agenda!
 
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