Gli orti di Maria Elena

Lungo la Via degli Orti, sulle tracce di Rossini.

Sono andata lungo la Via degli Orti, un giorno di aprile, già caldo, con la fioritura in parte già compiuta di piante ed alberi e con l'aria spumeggiante della primavera, alla ricerca di Gioacchino Rossini, della sua Villa di campagna e degli echi musicali della Semiramide.

Gioacchino Rossini abitò a Bologna per molti anni, dal 1804 al 1848, dove teneva casa in Strada Maggiore. Meno noto ai più é che tenesse la sua residenza di campagna a Castenaso, villa oggi scomparsa, nei pressi del Santuario della Madonna del Pilar sullo stesso percorso che la Via degli Orti fa per condurmi alle aziende agricole di Gianni Marzaduri e di Massimo Castellari.
Gioacchino Rossini, compositore prolifico e raffinato di opere liriche e di musica da camera, gastronomo esigente, bon vivant, amante della buona tavola e delle belle donne, è anche la metafora più credibile di questa terra, grassa e dotta, santa e godereccia.

Anche se nato a Pesaro - ma non è forse ancora Romagna? - Rossini arrivò a Bologna dopo che il padre, fervente sostenitore della Rivoluzione Francese, vi si era riparato nel tentativo di sfuggire alla cattura da parte delle truppe dello Stato Pontificio.

A 21 anni era famosissimo. Sue specialità furono dapprima le opere buffe, sorta di sospensioni della nobile e paludata opera classica in cui si celebravano il mito, il destino e gli eroi, che cedevano il passo a storie di padroni e di servette e di denaro: farse piccanti, ricche di humor e di non-sense, gioielli di prodigiosa leggerezza con l’orchestra che traboccava d’energia.

Divenne un cosiddetto maestro di cartello, il cui nome era sufficiente per riempire una sala. Allora i teatri erano alquanto diversi da come li concepiamo oggi. La Scala, per esempio, in cui peraltro Rossini trionfò, aveva una struttura alquanto diversa dall'attuale: caffè al primo piano per intrattenersi a leggere, cucina e pasticceria al secondo piano, sale da gioco e intrattenimento al terzo piano. In questo ambiente il nostro Rossini componeva e viveva.

A 30 anni aveva già composto oltre 30 opere delle 40 che scrisse, compreso il Barbiere di Siviglia, e la Cenerentola. In quell'anno a cavallo fra la Semiramide e il Guglielmo Tell, composto in soli 13 giorni, Rossini incontra una star del tempo, Isabella Colbran, madrilena, cantante lirica e diva, di ben 8 anni più grande di lui, e la sposa in gran fretta 16 marzo 1822 a Castenaso nel Santuario della Beata Vergine, in Via Montanara, alla presenza dei genitori di lui, del parroco Don Martino Amadori e di un mezzadro, capitato lì come testimone.
Per la celebrazione del rito, poiché si era in periodo di quaresima, fu necessaria la dispensa del cardinale Oppizzoni.
La scena è facile da immaginare, per il contesto del luogo, le figure umane presenti. L'apparente distanza di censo e di fama fra i convenuti alle nozze non deve ingannare: la villa di Castenaso apparteneva già a Isabella Colbran, figlia del famoso violinista Juan Colbran, e fu la residenza di campagna degli sposi. La Colbran morì nel 1845 proprio a Castenaso ed è sepolta Cimitero monumentale della Certosa di Bologna.
Gioacchino Rossini, dopo una parentesi a Firenze, si trasferì a Parigi nel 1848, dove si spense nel 1868, all'età di 76 anni.

Della Villa Colbran purtroppo non trovo niente, solo un pozzo, molto caratteristico, in mattoni, con cupola forata, ubicato in quello che doveva essere il prato adiacente alla Villa, e una serie di immagini disegnate dell'epoca.
La immagino così come la descrive Gaetano Rossi, librettista della Semiramide, opera qui composta dal Rossini, insieme al Guglielmo Tell : “deliziosa, per vero: né più ameni contorni, bei giardini, tempietto voluttuoso, lago, montuose, boschetti e palazzo magnifico: elegante...”

Del Santuario della Madonna del Pilar, invece e fortunatamente, trovo ancora tutto. E' una classica, deliziosa chiesa di campagna, in mattoni a vista, con alto campanile, ancor'oggi punto di riferimento per chi entra in quel territorio, segnalando le fertili campagne, il Golf Club, il vicino agglomerato di case di Castenaso.
Edificato tra la fine del 1600 e primissimi anni del 1700, in stile barocco, il Santuario della Beata Vergine del Pilar, sorse in prossimità di una più antica cappella dedicata a Santa Maria esistente sul fondo rustico acquisito per il Collegio di Spagna dal Cardinale Albornoz, nella seconda metà del 1300. La devozione alla Vergine del Pilar, introdotta dagli Spagnoli, assunse un grande rilievo nel territorio a partire dal 1699, anno in cui, proprio in questo luogo, il 27 gennaio, la Madonna apparve e parlò ad una giovane contadina del posto Maddalena Azzaroni.
L’evento ritenuto miracoloso determinò l’edificazione di un nuovo grande tempio, più adeguato a ad accogliere il grande afflusso di fedeli.
Alla base del campanile, una targa di marmo ricorda il giorno delle nozze di Gioacchino Rossini. Volgo il mio sguardo intorno al Santuario: abbraccia campi e poderi, macchie di alberi, orizzonti ancora sufficientemente intatti, e solo i rumori delle auto, le grandi strade di scorrimento, tradiscono l'immobilità della campagna, rivelando un presente diverso da quello che era nella prima metà dell'Ottocento, ai tempi di Rossini, con strade sterrate, polverose, percorse da carrozze trainate da cavalli, carretti e persone a piedi, cariche di ceste piene di frutta e ortaggi, sacche e fiaschi di vino.

Li immagino diretti verso la Villa di Gioacchino Rossini per omaggiarlo della sua presenza e per fornirgli le materie prime che lui amava assaggiare, non disdegnado incursioni in cucina per controllare la cucina.
Narrano le cronache che durante la visita di Richard Wagner nella sua villa di Passy, Rossini si alzasse dalla sedia durante la conversazione quattro o cinque volte per poi tornare a sedersi dopo pochi minuti. Alla richiesta di spiegazioni da parte di Wagner, Rossini rispose: "Mi perdoni, ma ho sul fuoco una lombata di capriolo. Dev'essere innaffiata di continuo".
E noi innaffiamo questo nostro incontro con il territorio di Rossini con un calice del famoso cocktail che porta il suo nome, succo spumeggiante di polpa di fragole e prosecco, immaginando che le fragole oggi, come allora, siano state coltivate, raccolte e donate da un agricoltore socio di Agribologna.

Cocktail Rossini

Ingredienti a bicchiere:
1/3 di purea di fragole
2/3 di prosecco
Qualche goccia di limone
Qualche goccia di sciroppo di zucchero

Frullate le fragole nel frullatore fino a creare una purea. Aggiungete poi qualche goccia di limone e qualche goccia di sciroppo di zucchero. Mettete due cubetti di ghiaccio nel bicchiere, versate la polpa di fragole quindi ultimate unendo il prosecco.
 
I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Utilizzando il nostro sito accetti l'uso dei cookie.   Maggiori informazioni