Gli orti di Maria Elena

Bentivoglio, dove la Via della Seta si intreccia con la Via degli Orti

Ho imboccato la Via degli Orti, uscendo verso la pianura, in mezzo a campi freddi di brina, solcati da sentieri erbosi, attraversati da fagiani e lepri. Direzione Bentivoglio, paese rinascimentale, residenza estiva degli omonimi che furono Signori di Bologna dal 1411 al 1506, spendaccioni e poco amati dai loro concittadini, passati alla storia per aver distrutto la statua bronzea di Papa Giulio II di Michelangelo in Piazza Maggiore.

A compensare questa scelta scellerata, rimangono a noi i canali e le opere idrauliche già avviate precedentemente e consolidate durante il dominio dei Bentivoglio: un sistema reticolare fatto di chiuse sul fiume Reno e sul torrente Savena, di canali come quelli di Reno, di Savena, delle Moline e chiaviche, le condotte sotterranee che distribuivano l’acqua in molte zone della città. E il Canale Navile.

Ho percorso quindi, prima a piedi e poi in bicicletta, la Via degli Orti fino a Bentivoglio, dove si unisce con la Via della Seta, il canale Navile, che l'affianca in molti tratti e con cui si intreccia e si annoda con straordinari esempi di ingegno e fascino.

Il Canale Navile, nel Quattrocento, e fino al secolo scorso, veniva utilizzato da imbarcazioni piccole e agevoli, che portavano merci e passeggeri, ma soprattutto la seta prodotta e lavorata a Bologna verso il Po e, da lì, a Venezia.

In quel tempo la produzione della seta, dalla lavorazione dei bozzoli, fino alla filatura e la tessitura, avveniva dentro le mura della città e l'intero processo era gestito da mercanti, a loro volta imprenditori. Bologna in quel periodo era una delle città più popolate di Europa e capitale indiscussa della produzione della seta.

Alla fine del secolo XVII esistevano a Bologna 119 mulini da seta. Partendo dai canali l'acqua raggiungeva le cantine di interi isolati e, sfruttando la pendenza del terreno, alimentava con una distribuzione a rete centinaia di ruote idrauliche di torcitoi e filatoi.

In città veniva gestito tutto il ciclo del processo produttivo: le manifatture per la trattura del filo, il sistema di fabbricazione all'interno dei mulini da seta, il lavoro di tessitura a domicilio svolto da centinaia di donne fino alla bottega artigiana per la rifinitura del prodotto.
La seta in filati e tessuti, preziosissimi per quel tempo, prendevano le destinazioni verso Milano e Parigi, e verso Venezia, percorrendo il Navile.

Se volete fare anche voi questo percorso, immergendovi negli spazi del Rinascimento, vi consiglio di partire dal Via del Porto, dalla darsena, punto di convergenza di più canali, oggi in gran parte sotterranei, recentemente ristrutturata e dato a nuova vita all'interno del complesso artistico - museale, il MAMBo e la Cineteca di Bologna.

In questa parte della città il canale si nasconde sotto le strade, svelandosi dopo i binari della Stazione Centrale, sotto Via Carracci, fino a comparire al parco di Villa Angeletti, nell'area oggi destinata al polo Tecnologico dell'Università.
Le attività produttive sono rimaste attive fino al secondo dopoguerra e lungo le sue rive c'erano fabbriche che sfruttavano l’energia data dall’acqua con le ruote a pale, le fornaci, i mulini e le piccole centrali elettriche.
Qui fra chiuse utilizzate per consentire alle imbarcazioni di superare i dislivelli, arriverete ai vari sostegni delle chiuse: il Battiferro, il Torreggiani, il Landi e poi il Sostegno Grassi, e ancora proseguendo fino al Ponte della Bionda, al Ponte di Corticella, passando per il Sostegno di Corticella.

Qui siete già in aperta campagna e allora armatevi di bicicletta e proseguite in direzione nord sui sentieri a fianco del Navile.

Quando arrivo a Bentivoglio, il paese si annuncia con una grande chiusa che faceva da darsena e che azionava mulini, ancora esistenti, ristrutturati e trasformati in luoghi civici, e con le merlature del castello, residenza estiva dei Bentivoglio.
Il Castello voluto da Giovanni II Bentivoglio, venne costruito tra il 1475 e il 1481 attorno alla torre comunale di cui fu nominato castellano. Il Castello veniva utilizzato dai Bentivoglio come dimora di campagna, di svago e di caccia, la Domus Jocunditatis, come si leggeva nella decorazione pittorica della corte, per brevi soggiorni e adatta ai divertimenti della corte bentivolesca. I muri di cinta, infatti, sono bassi e sono più che altro un ornamento.

Il castello, sotto la proprietà dei Bentivoglio, ospitò personaggi illustri: i duchi di Ferrara Ercole I e Alfonso I, Lucrezia Borgia, il pontefice Giulio II, quest’ultimo ospite l’anno successivo la caduta dei Bentivoglio avvenuta nel 1506.
Alla fine dell'ottocento fu completamente ristrutturato e durante la seconda guerra mondiale accolse un ospedale militare della CRI. Nel 1945, durante la ritirata, le Wehrmacht la trecentesca torre venne fatta saltare lasciandola mutilata come oggi la vediamo.

Mentre percorro i sentieri lungo il Navile, incrocio spesso la Via degli Orti. La riconosco dai cartelli esposti dai soci del Consorzio Agribologna, che su queste terre dedicano la loro attività per produrre non solo asparagi o tutta la gamma dei cavoli in autunno / inverno, ma anche colture innovative come le bietole colorate, con i loro gambi rossi, gialli e verdi o i friggitelli, peperoncini piccoli e lunghi, che si raccolgano quando sono ancora verdi, o ancora radicchi e cicorini. Questo territorio un tempo era molto paludoso.

Qui la campagna veniva sommersa dalle esondazioni dei fiumi che non erano ancora arginati in modo efficace. Questa grande palude veniva attraversata dal Canale Navile, che fu provvidenziale quando, dopo le bonifiche, fu destinata alla produzione del riso, consentendo al prodotto finito di essere agevolmente trasportata per via d'acqua a Bologna e a Ferrara.

Oggi le risaie sono state sostituite da coltivazioni asciutte come frumento, barbabietola, mais, anche se in alcuni punti permangono i segni del passaggio storico a riso: gli argini delle piane allagate, i canali e i manufatti di adduzione dell’acqua.

Intorno c'erano risaie rinomate, oggi trasformate in un'area naturale protetta, l'Oasi La Rizza, dove si possono osservare nelle acque poco profonde e sulle rive molti volatili: dall'airone cenerino all'airone bianco maggiore, dalla garzetta e il germano reale all'alzavola e la marzaiola e tantissimi altri uccelli.

La Via della Seta è andata in disuso nel dopoguerra, complici la trasformazione dei trasporti e la modernizzazione degli impianti produttivi: il sistema portuense fu distrutto e nel 1964 il Canale Navile fu declassato da navigabile a irrigativo. Il Navile cadde nell’oblio e nel dimenticatoio.

Non per noi e nemmeno per i soci Agribologna che su questo territorio lavorano ancora, tenendo viva la Via degli Orti e le loro produzioni di ortaggi e frutta.
 
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