Se andate a Poggio Torriana, a due passi da Rimini, non perdetevi una visita al Castello di Montebello sulle tracce del fantasma di Azzurrina...

Gli orti di Maria Elena

Poggio Torriana, terra di frutta e di leggende

Si può andare a Poggio Torriana per molti motivi: per ammirare un paesaggio unico fatto di colline morbide e colorate da frutteti e prati, per una trascorrere una giornata diversa se siete in vacanza al mare. a Rimini o nelle vicinanze, e se vi piace il paranormale, per inseguire le leggende dei fantasmi nei castelli e borghi medioevali.

Vado a Poggio Torriana dall'amico Stefano Zavoli, socio Agribologna, produttore di fragole, albicocche, pesche e nettarine, cachi, ma non solo per questo. 

La mia seconda meta, che da tempo voglio raggiungere, è il castello di Borgo Montebello, distante solo qualche chilometro, in cima ad un poggio che, come  la rocca di Verrucchio, di San Leo, di Gradara, di San Marino, è state costruito in alto, per garantire un'osservazione privilegiata del territorio e a difesa i briganti e malattie.

Nel '300 il feudatario di Montebello era Uguccione Malatesta, uomo potente e battagliero. Nel 1370 ebbe una figlia, Guendalina, che nascendo albina la mise immediatamente  a stretto contatto con il diavolo.
Per evitare che potesse passare per strega, la madre le tingeva continuamente, ma invano, i capelli di nero, con il risultato di ottenere una sfumatura azzurra. Da qui il soprannome di Azzurrina.



Il padre Uguccione, presagiva guai e decise di far sorvegliare sempre la figlia da due guardie, Domenico e Ruggero, e non la faceva mai uscire di casa, per proteggerla dalle dicerie e dal pregiudizio popolare.
Il 21 giugno del 1375, mentre il padre era fuori in battaglia, Azzurrina, sempre vigilata dai due armigeri, giocava nel castello di Montebello con una palla di stracci mentre fuori infuriava un temporale.

Dal racconto delle guardie, la bambina avrebbe inseguito la palla caduta dalla scala all'interno della ghiacciaia sotterranea per recuperarla. Avendo sentito un urlo, le guardie sarebbero entrati nel locale, ma non avrebbero trovato traccia né della bambina né della palla, e il suo corpo non sarebbe stato mai più ritrovato. In quel momento il temporale cessò.

Ma Azzurrina non scomparve del tutto. Ogni cinque anni, in concomitanza del solstizio d'estate, il fantasma della bambina si presenta, con tuoni e un lamento. Da qui la leggenda del fantasma di Azzurrina.

Questa la storia, intrigante come tutti i misteri, da vivere come esperienza per una visita al castello molto ben conservato, attualmente di proprietà dei conti Guidi di Bagno e aperto come museo e per ammirare una vista straordinaria sulla valle del Marecchia.



Il Castello si erge su un poggio alto 500 metri. Salendo si arriva prima al borgo, un pugno di case in sasso, e da lì si procede per una via lastricata all'ingresso del castello. Il restauro è stato fatto con semplicità e competenza. I colori e gli arredi danno un'idea veritiera di come fosse un tempo, il cortile e gli spazi antistanti sono dedicati all'accoglienza, sobria ed essenziale. 


Si respira un'aria di serenità. In questi luoghi, lontano dal traffico, dai rumori della città prodotti dalle macchine e dalle officine, c'è solo il silenzio e i suoni della natura: vento, uccelli e voci umane. Se la giornata è splendida come oggi, si fatica ad immaginare atmosfere lugubri o quanto meno fosche in cui si aggirano fantasmi. Sicuramente sarebbe diverso se fossimo d'inverno con pioggia battente, cielo cupo e vento ululante.

Ma andiamo dentro. Il percorso, guidato, ci porta nelle stanze residenziali, salotti, stanze da letto, cucine, arredate con il gusto del tempo, e poi camminatoi e merli, fino agli spazi dei servizi dove un tempo c'erano le dispense, le stanze della servitù e la famosa ghiacciaia.
Qui gli spazi si restringono, le luci si riducono, compaiono scale e ringhiere. La ghiacciaia si annuncia con il quadro che riproduce un'immagine di fantasia di Azzurrina, quella che i novelli curatori del museo ci tramandano. E' un viso paffuto, i capelli azzurri e due grandi occhi che mi fanno pensare ai quadri di Margaret Keane nel film Big Eyes di Tim Burton.



E' in questo punto che la bambina, che vogliamo immaginare con lunghi capelli e una veste lunga, corre dietro alla palla di pezza che ha tirato, o che è scivolata di mano lungo il corridoio e che poi rotola nella scala, giù fino alla botola, nel cunicolo e infine nella stanza piena di ghiaccio.
Sicuramente allora c'era un sistema per abbassare o alzare una piattaforma, ancorché piccola, per consentire a qualcuno di scendere e salire per depositare e prelevare il ghiaccio.

Ma Domenico e Ruggero, non ebbero lo scatto e la prontezza di essere immediatamente dietro alla bambina. persero tempo, magari Azzurrina  scivolò sul ghiaccio e fu inghiottita in un altro cunicolo.
O chissà dove. La cercarono per giorni e notti. Non la trovarono mai.

Di Azzurrina è rimasto il ricordo, che si è trasformato in una leggenda e, poi, in un fantasma. Nel seicento, i favolieri narrati a voce iniziarono a parlare della leggenda, poi con le prime raccolte di storie di occultismo nel settecento e nell'ottocento la storia prese piede. Si stamparono le prime pubblicazioni. Ma tutto rimane ristretto al territorio, non si va oltre.

Occorrerà arrivare al 1990 per avere una maggiore esposizione mediatica e di successo per gli amatori del genere, curiosi e turisti, complice la ristrutturazione del castello, la nascita del museo e la tecnologia.

Il 21 giugno di quell’anno, tecnici del suono del CICAP,  il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, effettuarono le prime registrazioni con sofisticate apparecchiature.
Tutte le frequenze rilevate vennero incise. In sede di studio si procedette all’ascolto: tuoni, uno scrosciare violento di pioggia, un suono.
Anno 1995. Sempre 21 giugno. Nuove registrazioni. Stesso suono.
Anno 2000. Ancora 21 giugno. Ancora il solstizio estivo e, ancora, quel suono che si ripete.
Anno 2005 e la leggenda continua a stupire studiosi e ricercatori, gli studi continuano.

Una delle attrazione più intriganti è infatti l'ascolto della registrazione, là, verso la ghiacciaia. Si sorride, ci si sorprende, alcuni si spaventano. Sarà vero? oppure no? Sembra una voce, sembra solo il vento che diventa un lamento umano. Forse è Azzurrina.

La mia curiosità mi ha spinto a questa esperienza, anche se rimango distaccata verso questi fenomeni. In ogni caso la voce, il tuono, dal 2005 non si sono più ripetuti. Come ha affermato Piero Angela, questo sarebbe uno di quei casi nei quali "quando il livello di controllo è molto elevato, il fenomeno scompare".

Probabilmente è così.
 
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