Si sa che il nostro territorio è ricco di storia. Spesso scavando per i motivi più disparati si trovano reperti archeologici di straordinaria rilevanza. Un fatto analogo successe intorno al 1850, in quel di Castenaso, in un territorio oggi attraversato dalla Via degli Orti, dove oggi ci sono terre e poderi dei Soci Agribologna. Ma procediamo con ordine.

Gli orti di Maria Elena

Alla ricerca degli Orti Villanoviani

Si sa che il nostro territorio è ricco di storia. Spesso scavando per i motivi più disparati si trovano reperti archeologici di straordinaria rilevanza. Un fatto analogo successe intorno al 1850, in quel di Castenaso, in un territorio oggi attraversato dalla Via degli Orti, dove oggi ci sono terre e poderi dei Soci Agribologna. Ma procediamo con ordine.

La storia. Anno 1853. Le terre fra Bologna e le borgate di San Lazzaro e Castenaso fanno parte dello Stato Pontificio. I moti di ribellione del 1848-1849 sono finiti male e la restaurazione papale ha preso il sopravvento. In quel clima effervescente, Giovanni Gozzadini, discendente di una nobile famiglia bolognese, ricco proprietario di quelle terre, con la passione dell'archeologia, scopre per caso, nel suo podere di Camposanto, alle spalle della Chiesa di Santa Maria delle Caselle tra Castenaso e San Lazzaro, dove oggi c'è uno svincolo autostradale, i resti di una vasta necropoli ad incinerazione e a inumazione. In pratica tombe con vettovaglie, urne dedicate a contenere vettovaglie e beni del defunto per allevargli il viaggio nell'aldilà. 


Una scoperta straordinaria. Gozzadini, già studioso appassionato di archeologia, procede per quattro anni negli scavi e ciò che viene alla luce è una testimonianza che, prima degli Etruschi e dei Romani, su quelle terre c'era una civiltà, che lui chiamò Villanoviana, ispirandosi al nome della sua tenuta, situata nella località oggi conosciuta come Villanova di Castenaso.

"Cultura villanoviana" è il nome convenzionale e moderno dato dal Gozzadini, ma quel signore, fece una scoperta straordinaria identificando la fase più antica della civiltà etrusca, una civiltà che si sviluppò tra gli inizi del I millennio a. C. (Età del Ferro) fino agli ultimi decenni dell'VIII secolo a. C.  In sostanza Gozzadini scoprì chi erano gli antenati dei bolognesi di oggi.

Il territorio. La Via degli Orti dei soci Agribologna passa sopra alle terre che furono la culla della civiltà etrusca e poi romana: un pezzo di storia è sotto i piedi degli agricoltori che oggi coltivano zucchine e lattughe e che in passato erano dediti alla pastorizia e alla produzione di legumi e ortaggi.
E' suggestivo, anche un po' romantico, pensare che dove oggi si coltivano patate e zucchine, radicchi e asparagi, c'erano coltivazioni di fave e piselli, frumento e lenticchie, in due parole gli Orti Villanoviani.

Vi raccomando di andarci. Si esce da Bologna dalla Porta San Vitale, in direzione di Ravenna, sulla strada già romana che collegava la città alla Capitale dell'Impero Romano di Occidente. Appena superata la zona industriale/artigianale delle Roveri, l'abitato di Villanova ci dice che siamo arrivati.
Un tempo, non troppo lontano, lungo la strada c'erano solo case rurali, piccoli magazzini di artigiani e il Molino Baviera, tutt'ora esistente, era l'edificio di riferimento; dopo si entrava in aperta campagna, nelle terre che furono del Conte Gozzadini.

I Gozzadini, famiglia di grande lustro protagonista di una parte considerevole della storia bolognese fin dal Duecento, qui possedevano nell’Ottocento circa 700 tornature (circa 140 ettari) nei comuni di Villanova, Castenaso, Fiesso e Caselle. Un bel po' di terra, se pensiamo che oggi l'ettarato medio è almeno un decimo. Ma proseguiamo nel nostro viaggio.

Alla grande rotonda, teniamo la destra e proseguiamo per la via Fiumana sinistra. Ci porterà a casa di Paolo Angiolini, socio Agribologna, al podere del nipote di Giacomo Leopardi e alla Villa Gozzadini. 
Villa Gozzadini, è il punto di arrivo e di partenza insieme, del nostro viaggio in cerca degli Orti Villanoviani.

A destra, appena dopo la rotonda, si trova l’oratorio della S. Croce e il MUV, il Museo della civiltà Villanoviana, dove sono conservati i primissimi esempi di sculture di età orientalizzante prodotti nell'Etruria padana tra la fine dell’VIII secolo a.C. e i primi decenni del VI sec. a.C. Si tratta di cippi e stele finemente decorati in rilievo, provenienti da scavi del territorio bolognese che rappresentano una peculiarità di Bologna e del suo territorio. Accanto alla Stele delle Spade, vanto della collezione stabile del MUV, emersa durante lo scavo del sepolcreto di Marano di Castenaso, sono la stele di S. Giovanni in Persiceto e la stele di Saletto di Bentivoglio, significativi esemplari di stele protofelsinee, caratterizzate dalla tipica forma a rettangolo sormontato da un disco, che richiama la figura umana.

Proseguendo, in fondo si intravedono i resti dei viali alberati che conducevano alla Villa, residenza di campagna dei Gozzadini, centro operativo archeologico e sede per anni delle vacanze e scampagnate fuori porta della famiglia.

La Villa, il cui disegno originario è da attibuire ad Egnazio Danti del 1578, mostra un tipico palazzo rurale del Cinquecento bolognese: cinque campate in facciata, portale centinato, finestra di maggiori dimensioni sopra il portale, copertura a due falde con il colmo perpendicolare alla facciata, torre colombaia al centro della facciata alleggerita da tre aperture ad arco su ogni lato. Completavano il complesso, racchiuso da un muro di cinta merlato, un portale d’accesso con cimasa a volute, un pozzo decorato da colonne tuscaniche e un fabbricato colonico con grande portico a tre luci sostenuto da pilastri.

Dalla Villa partivano, com'era l'uso del tempo, quattro viali alberati, ortogonali fra loro, uno dei quali portava direttamente alla Chiesa di Villanova, allora cappella di famiglia. Questo lo possiamo vedere ed ammirare ancora oggi e ci racconta della semplice e sobria bellezza della campagna dell'Ottocento, armoniosa e, nello stesso tempo, rigorosa architettura, in equilibrio fra natura e interventi dell'uomo.

Intorno un po' di prato e campi coltivati a patate, asparagi, zucchine, frumento. Qui sorgevano le prime "case villanoviane", probabilmente capanne con tetti di paglia e giunco, muri di terra stuccata, e recinti per gli animali, campi, boscaglia e terreni in parte acquitrinosi.

Più avanti, infatti, una piccola e fitta vegetazione, ondulata e sinuosa, costeggia il fiume Savena che, provenendo da San Lazzaro, si immette nell'Idice dopo poche centinaia di metri. Queste basse boscaglie rappresentano gli argini del fiume. Un tempo il fiume esondava, ed è successo fino alla metà dell'800, poi alcune deviazioni del fiume e la natura hanno consentito la formazione di questi argini alberati, fatto alquanto raro nella zona, mantenendo un ecosistema vitale per il mantenimento di una barriera naturale verso gli altri campi e soprattutto all'avanzare della città.

E' anche per queste condizioni che gli Enti Certificatori delle coltivazioni biologiche stanno autorizzando anche il socio Angiolini di Agribologna a continuare su queste produzioni.

La Via degli Orti prosegue ancora verso Castenaso, lì troveremo altri soci Agribologna, altri campi di ortaggi e verdure, ordinati, fertili e ricchi di frutti.
Ma non posso non guardare, mentre vado oltre, i miei piedi che pestano una terra in cui affiorano piccoli sassi, detriti alluvionali e non solo, anche pietrisco e materiali che rimandano a qualcosa che ancora sotto si cela.


Non escludo che si possa ritrovare, come è successo pochissimo tempo fa, una tomba millenaria e urne funerarie che testimoniano il nostro passato, da dove veniamo.

La Via degli Orti è anche questo.
 
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