Gli orti di Maria Elena

Gli orti di Bologna underground

C'era una volta la valle dell'Aposa, piccolo torrente che ha le sue sorgenti nei colli bolognesi, presso Roncrio, e che la leggenda vuole legato ad Aposa, principessa Aposa dei Galli Boi, annegata nelle acque del torrente mentre lo attraversava per raggiungere l'amato etrusco Fero.

L'Aposa ha una lunghezza di circa 10 km e raccoglie le acque di vari rii e ruscelli che valli e vallette formano a ridosso della città, scende lungo la Via Roncrio, poi Via San Mamolo, fino a immettersi nel territorio cittadino, attraversando il centro storico fino a disperdersi nella campagna.

Il torrente Aposa è l'unico corso d'acqua che naturalmente passa per il territorio di Bologna e pare che proprio sulle sue sponde sia sorta l'etrusca Felsina nel VI secolo a.C., da cui poi si è sviluppata la romana Bononia. Poi è stato sovrastato da strade, case ed è diventato un corso d'acqua sotterraneo, oggi visitabile, percorribile in gruppi organizzati dall'Associazione Amici delle Acque.

E' proprio in quel tratto, fra le prime colline di San Mamolo e le mure medioevali del 1000, che nacquero numerosi orti, appezzamenti di terra coltivati che alimentavano la città nascente. L'importanza di questa risorsa idrica era tale che l'Aposa fu deviato artificialmente a monte dell'abitato, creando un secondo ramo verso occidente, presso l'attuale via Galliera, e poi nuovamente sdoppiato in due rami a scopo, questa volta, difensivo. Di questi antichi usi ne rimangono tracce nei toponimi delle strade come Via Valdaposa, Via Avesella, che hanno coperto il torrente, ma non la sua corsa verso la pianura.

Testimonianze di orti oggi non ce ne sono, se non ampi spazi che si sono conservati nei chiostri dei numerosi conventi che circondano la città. Uno in particolare è ancora attivo, vivo, partecipato dai cittadini, negli spazi all'interno dell'istituto Sordomute in via della Braina. Sono orti oggetto di un vero e proprio culto, luogo di lavoro, svago e ritrovo silenzioso e inusuale ai margini del traffico rumoroso della città.

Questi orti erano collegati a numerose attività che con le acque avevano a che fare, come i mulini per la lavorazione della seta, di cui Bologna era la capitale indiscussa fino a metà del XIX secolo, gli opifici di artigiani e il trasporto delle merci che grazie alla rete di canali collegati con l'Aposa, il Canale del Reno, il Navile, il Canale del Savena, arrivavano fino al Po e al Mare Adriatico.

Per rendersene conto, in questi giorni, come ogni anno, per circa tre settimane, verrà interrotta l’alimentazione delle antiche vie d’acqua della città per poter avviare i lavori di manutenzione utili ad affrontare il periodo invernale e, nello stesso tempo, poterlo ammirare grazie al Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno che organizza visite guidate nella Bologna underground.

Percorsi attraverso i quali si possono ammirare gli angoli inesplorati dei sotterranei dell'Aposa e dei canali nel cuore della città con partenza dalla centrale idroelettrica del Cavaticcio fino ad arrivare al Guazzatoio di via Augusto Righi.
Il percorso lo feci alcuni anni fa in senso inverso, ovvero dal retro della Basilica di San Domenico fino a Piazza Minghetti per poi "riemergere" nei pressi di Piazza San Martino, passando attraverso l'area più antica della città e lambendo le due torri, presso le quali l'antica Via Emilia romana, ora interrata, scavalca il torrente con un ponte oggi ancora in parte esistente, anche se sotterraneo.

Un percorso di straordinaria suggestione e fascino, in ampi corridoi sotterranei, peraltro sapientemente illuminati, lastricati e resi percorribili dalla temporanea interruzione dello scorrere delle acque, lungo i quali si incontrano i muri delle fondamenta dei palazzi sovrastanti, da cui si può non solo intuire, ma vedere, le tracce dell'intervento dell'uomo e della natura, i nodi delle radici degli alberi, le aperture verso le strade, i cunicoli delle acque piovane.

E' il ribaltamento delle strade che si ripercorrono in superficie, un camminare a testa in giù, con gli occhi rivolti alla ricerca di segni e appigli che ti aiutino a capire dove sei, dove stai andando. Lì sotto ci sono anche cartelli che indicano dove sei, ma non c'è google maps a venirti in soccorso, ed è l'immaginazione che ti guida nell'individuare la posizione in cui ti trovi.
Queste iniziative hanno anche lo scopo di alimentare i fondi destinati dal Consorzio a favore di progetti come l’illuminazione e la valorizzazione notturna del Canale Reno tra via Malcontenti e via Oberdan. Un tratto del canale di particolare suggestione che, grazie alla riapertura, realizzata nel 1998, degli affacci delle vie de’ Malcontenti e Piella, dove si trova la nota “finestrella”, oltre a quella di via Oberdan, ha avuto una straordinaria rivalutazione, come testimoniano i centinaia di turisti che ogni giorno immortalano con i loro smartphone la suggestiva cornice delle acque che scorrono fra le case, come se fossimo a Venezia. 

Di tratti così nascosti ce ne sono ancora tanti, dietro alle abitazioni di Via Falegnami, fra le case di Via Alessandrini e via Capo di Lucca, ancora preclusi al turismo, patrimonio dell'intimità di chi ci abita. Un viaggio sotterraneo unico, magari non adatto a chi soffre di claustrofobia, ma che vale la pena di fare.
 
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