Gli orti di Maria Elena

La Via degli Orti in Laguna: un itinerario sospeso fra terra e acqua

Inizio da Porto Caleri, dove avevo lasciato Terri Bertaggia e i suoi porri. Il percorso che ho scelto si insinua in un paesaggio acquatico, nel Dogado, le terre che furono dei Dogi.

Con la bicicletta mi imbarco a Ponte Vigo di Chioggia sul Canale della Vena e dopo circa mezz’ora scendo a Pellestrina per "La ciclovia delle Isole”. Il tempo è mite, l'aria fresca, il percorso non è banale così ricavato dai murazzi che proteggono l’isola dalle mareggiate. Occorre un buon equilibrio, l'alternativa potrebbe essere un bagno in bici. Ma è troppo bello, non mi fermo, vado e proseguo fino a Ca’ Roman, estremità sud dell’isola, un sito di interesse naturalistico dove nell’Ottocento sorgeva un forte militare. 


Su questa lingua di terra stretta e diritta, passo attraverso Pellestrina, Portosecco e San Pietro in Volta, tra le case dei pescatori con le imbarcazioni ormeggiate davanti a casa. A Santa Maria del Mare un servizio ferry boat mi porta nella vicina isola del Lido.

Non pensate che il Lido di Venezia sia solo turismo e star del Cinema. Qui ci vivono stabilmente molti veneziani e dopo Alberoni, arrivo a Malamocco, ancora intatta come un tempo antico, con le case costruite attorno ad una piazzetta, un campo pavimentato, dove si affacciano la chiesa di Santa Maria Assunta e il Palazzo del Podestà, in stile veneziano.

Arrivo alle spiagge del Lido attrezzate con particolari capanne colorate, passo davanti ai palazzi liberty di fine ottocento tanto cari al turismo inglese e austro-ungarico del secolo scorso, pedalo fino all’imbarcadero di San Nicolò per un altro ferry boat diretto a Punta Sabbioni.

Qui sono in terra ferma, faccio una breve deviazione, mi devo fermare a Lio Piccolo, un’antica località immersa nel cuore della Laguna Nord, in un ambiente di straordinaria bellezza, e poi proseguo verso Cavallino Treporti, prima tappa per incontrare le serre e i campi degli agricoltori soci della omonima Cooperativa.

In un dedalo di strade, strette fra la laguna e le abitazioni, le villette e gli alberghi del turismo sul mare, questo terreno, risparmiato dalla cementificazione, regala straordinarie colture di ortaggi che da sempre, ogni giorno, alimentano la città di Venezia. 

Il marchio della Cooperativa, Gli Orti della Laguna, ricorda, giustamente, la storia e la tradizione di questa terra, da cui, ancora oggi, partono le barche per il mercato lagunare, e da lì, nelle case e nei ristoranti dei veneziani.

Percorro le strade che costeggiano la laguna di Venezia, lungo quei canali che formavano la Litoranea Veneta, l’antica via d’acqua che collegava Comacchio con Grado. Sul canale Casson incontro la Conca di Navigazione del 1632 ad opera del fiammingo Daniel Nijs dove, sulla facciata del casello daziale, una targa originale riporta gli importi di pedaggio per ciascun tipo di imbarcazione.

Qui sfocia il Sile, il fiume di Treviso. Il fiume non ha voglia di andare in mare e fa molte anse, ampie, finché non lo vede. Lo risalgo pedalando fino al centro storico di Jesolo che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è sul mare (le spiagge del Lido di Iesolo si trovano a qualche chilometro più a sud), ma si trova leggermente appartato, intorno ai resti di Santa Maria, la sua cattedrale.

Lascio la Laguna alle mie spalle: il prossimo obiettivo è il Piave, il fiume sacro alla Patria. In località Cortellazzo dove sfocia, nel 1600, la Repubblica Serenissima lo fece deviare in mare aperto per evitare l’interramento della laguna. La foce è un susseguirsi di capanni per la pesca a bilanciare e in un punto lo si attraversa su un caratteristico ponte di barche.

In località Torre di Fine, vedo la monumentale idrovora, testimone della grande opera di bonifica di queste terre, che impedisce la risalita delle acque salate di marea nelle canalizzazioni destinate all’irrigazione della campagna. Svolto a destra, supero un ponte e vado verso Caorle.

La bonifica agricola di questo territorio ha permesso l'insediamento di molti esuli istriani e di chi voleva, nel dopoguerra, ricostruire un'attività professionale. Furono creati appezzamenti di 5 ettari, in cui si coltivava ortaggi, vigna, seminativi e si allevavano bovini da latte. Un mix virtuoso che trova ancora oggi molte realtà, alcune associate dalla Cooperativa di Bibione.

Arrivata a Caorle la pista ciclabile diventa molto piacevole, Falconera con i suoi caratteristici casoni dei pescatori (forse un po' troppo, si rischia il falso) percorro il perimetro della Laguna di Caorle, oltre la quale prendo la direzione del fiume Livenza che attraverso su un ponte a bilanciere. Non faccio molta strada e mi fermo a Ca’ Corniani, un borgo rurale incentrato su una grande azienda agricola attiva dalla fine del Settecento.
Questa è una delle località del comune di Caorle che ospitavano un gran numero di braccianti impegnati nelle grandi distese agricole prima dell’avvento dei trattori.

Da qui costeggio la laguna di Caorle fino alla spiaggia di Valle Vecchia, un sito di eccellenza naturalistica, per poi proseguire fino a Bibione, una delle spiagge più famose d’Italia, ma per me il traguardo di arrivo alla Cooperativa Agricola di Bibione, dove mi aspettano Giuseppe Basei, il Direttore, e i suoi soci, per una giusta e meritata cena a base di pesce e ortaggi tipici del territorio.

In tutto un bel po' di chilometri, pedalando con calma, in più giorni, fermandosi, dormendo e cibandosi in locande. Molto slow, molto easy, da fare.



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