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Afro Valpiani, professione: contadino

"Il contadino lo faccio da sempre, da quando, avevo 15,16 anni, finite le scuole medie, non lo dicevo a nessuno e un po' mi vergognavo davanti alle ragazze. Adesso invece, tutti dicono bella la campagna! Bello lavorare la terra! "
Afro Valpiani il suo racconto lo inizia così, in modo schietto, come la terra di Romagna, senza giri di parole, chiarendo da dove viene e chi è.
"Mi chiamo Afro. Ce ne saranno tre in tutt'Italia, uno sono io e altri due credo a Ravenna. Dovevo chiamarmi come mio nonno, Matteo, poi lui è morto un anno prima che nascessi e allora mi chiamarono Afro, come mia cugina Afra che mi fece da madrina." Siamo nella campagna forlivese, verso Faenza, terra di pesche e nettarine, kiwi, albicocche e uva da vino. Terra generosa e sincera come Afro, come suo padre e suo nonno, contadini con la passione delle pesche e delle bestie, le vacche da latte. Allora erano mezzadri, con le terre in affitto, e non si chiamavamo, come oggi, imprenditori agricoli, ma contadini, una parola che per Afro ha una grande nobiltà.

Questa fierezza traspare nelle parole semplici, ma limpide come il cielo che ci sovrasta in questa giornata di luglio, calda, propizia alla raccolta delle pesche. "La prima raccolta riguarda la nettarina, poi viene la pesca con il pelo, quella tradizionale, che ha perso un po' di mercato, soppiantata dalla pesca noce, più pratica da mangiare. Il rapporto oggi è 80% nettarine, 20% pesche". Bisogna aggiungere che la pesca con il pelo ha maggiori difficoltà di coltivazione, abbisogna di più cure per portarla in fondo, di personale qualificato o comunque di persone in grado di sopportare la fatica di lavorare sotto il sole per almeno 10 ore al giorno.

Senza-nome-1.jpg"Fino al 2000 abbiamo lavorato con persone del luogo, poi abbiamo passato anni di crisi, non si trovava nessuno per la campagna. Oggi abbiamo ragazze del Burkina Faso, arabi, rumeni. Senza di loro non farei niente. Avrei chiuso l'azienda."
Afro non nasconde la sua simpatia per i suoi lavoranti, per l'impegno che ci mettono e anche per l'allegria che portano, soprattutto le ragazze africane. "Semmai bisogna tenerle un po' a bada, l'esuberanza non fa loro difetto". Oggi trovare "italiani" è quanto mai difficile, nessuno vuol fare il contadino, e anche gli studenti che anni fa venivano a fare la campagna delle pesche, sono spariti. "Colpa della burocrazia, visita medica, assicurazione sicurezza, che per poche settimane scoraggiano e poi si sta meglio a casa... Sarà quel che sarà ma i nostri giovani hanno perso l'opportunità di capire cosa significa lavorare, avere delle regole. E' un peccato!"

Le pesche di Afro sono le tradizionali pesche gialle, ha anche qualche pianta di "tabacchine", le pesche saturnine, ma qui non vengono bene, clima troppo umido per loro. Il prodotto che si fa e si raccoglie è buono, di qualità. Questo vale per tutta la zona: "non ce n'è uno bravo che non ce ne sia uno migliore", recita la saggezza locale. Da almeno quattro anni Valpiani porta le pesche ad Agribologna, un'esperienza recente che gli dà soddisfazione. "Non sono mai stato socio di qualcosa; negli anni '60, mio padre, cattolico, era nelle cooperative bianche, ma non funzionavano tanto bene e allora tornò a vendere ai grossisti." Adesso Afro coltiva più di una trentina di ettari e non solo pesche e nettarine, ma anche albicocche, mele e uva trebbiano, da almeno 9 gradi, che porta alla Cantina Sociale di Forlì. Ci vuole molta dedizione e curiosità per andare avanti in questa professione: "o ti aggiorni o chiudi, non bisogna mai mollare, devi imparare ogni giorno una cosa nuova, il computer, internet, la posta elettronica, la fattura elettronica, devi stare sveglio, se non stai sveglio vai a finire nel bar e ti rimbambisci".

Il lavoro cambia, non si sta più come prima sempre sul trattore, la professione del contadino è cambiata anche in questo, occorre delegare, fare un lavoro diverso, ma devi sempre e comunque stare "sul pezzo" e occuparsi dell'organizzazione del lavoro. "A maggior ragione oggi, con le ragazze del Burkina, guai a chiamarle di colore, con la loro religione, le loro tradizioni. Devi fare in modo che i gruppi di lavoro siano equilibrati per sesso e provenienza. Devi essere accorto, previdente, fare gruppi che funzionino fra loro". A questa nuova organizzazione Valpiani dedica molto tempo, si fa carico di trovare loro una
sistemazione, un'appartamento in cui vivere insieme, con una cucina, i servizi essenziali. Finito il lavoro hanno un punto di ritrovo, stabile, anche per il periodo in cui il lavoro si ferma. "Loro si sentono più protetti, più sicuri e puoi contarci sopra; fra l'altro costa poco, 40 euro a testa al mese, stanno anche in dieci in una casa, ma hanno il bagno, la cucina" Chi non ha una casa non lavora bene, e Valpiani lo sa, e li aiuta tramite un'Agenzia immobiliare di Forlì, a trovarla.
 
Oggi Afro ha 62 anni, ha figlie femmine e il futuro dell'azienda potrebbe essere incerto, ma non intende mollare e rimbambirsi al bar. La sua professione è: contadino!
 
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