Trentaquattro anni, di Bentivoglio, studi ad Agraria, figlio e nipote di contadini venuti dalla piana di Salerno, con gli ortaggi nelle vene e nel cuore, Francesco Emanuele (sul secondo nome ci tiene moltissimo), ha un pregio enorme: è di una simpatia immediata....

I Soci si Raccontano

Francesco Emanuele Ambruosi: la forza dell'ottimismo

Trentaquattro anni, di Bentivoglio, studi ad Agraria, figlio e nipote di contadini venuti dalla piana di Salerno, con gli ortaggi nelle vene e nel cuore, Francesco Emanuele (sul secondo nome ci tiene moltissimo), ha un pregio enorme: è di una simpatia immediata, con un sorriso capace di bucare ogni istantanea, e questo pregio è il viatico per rendere positivo il suo lavoro, duro, ma anche di trasmettere ottimismo intorno a lui.

Francesco, abbrevio per comodità, ha puntato tutto su un modello di agricoltura orticola ad ampio spettro all'interno di una scelta colturale specializzata. Può sembrare un gioco di parole, ma in realtà, Francesco è specializzato in ortaggi a foglia, brassicacee e cicorie, e all'interno di queste categorie, produce ogni singola varietà; cavoli cappucci bianchi e rossi, cavolfiore, cavolo verza, broccoli, cavolo a cuore, radicchi rossi, radicchi rosa, misti invernali, variegato verde a cuore...assortimento completo.

Ma soprattutto il cavolo nero, principe degli ortaggi invernali, re delle zuppe, roba toscana, ma che qui a Lovoleto viene benissimo. 


Al cavolo nero Francesco i ha sempre creduto.
"Iniziai a produrlo dieci, undici anni fa, mi racconta, tremila piantine, che tradotte in peso, essendo molto leggero, significava pochi chili di prodotto, 2/3 colli al giorno. Lo portavo giro per venderlo con il camioncino; poi in mercato piaceva, anche i toscani, frequentatori notturni del mercato di Bologna, se lo riportavano a Firenze. Oggi sono 50.000 piante, con una produzione che inizia ai primi di luglio e la raccolta dai primi di settembre fino alla metà di gennaio, se non gela troppo."

Il cavolo nero è una pianta coriacea, nata per le zuppe, per maritarla a fagioli e patate, e qui Francesco ha visto giusto: con il boom delle zuppe, soprattutto pronte, una fetta non banale di consumatori ha ricominciato a farsele in casa. Non avevano mai smesso, ma la possibilità di poter acquistare materie prime di valore, l'approccio più salutistico verso l'alimentazione, il proliferare dei mercati dei produttori, l'accesso al prodotto del contadino, tutto questo ha favorito lo sviluppo di produzioni degli ortaggi invernali: cavoli, verze, cappucci.
L'esperienza agraria di Francesco passa anche dal dettaglio di ortofrutta fresca, una parentesi commerciale fatta nel 2004 in quel di Lovoleto, che gli ha consentito di comprendere gli umori dei consumatori rispetto al prodotto, affinando le proprie capacità di valorizzazione dei prodotti.

Così sono nate le nuove sfide: ampliamento dell'assortimento nelle cicorie, i radicchi, le verdure a foglia da cottura, gli spinaci, le bietole, ma soprattutto il biologico e le colture in serra. Francesco l'avevo già incontrato insieme a Barbara Calegari e Riccardo Astolfi, nella serra dei pomodori Pellerossa, esperienza altamente innovativa da cui, in progressione gli è nata la voglia di mettersi in gioco nelle colture in serra e nel biologico.

A San Marino di Bentivoglio, nelle terre storiche di famiglia, a fianco del magazzino di lavorazione dei prodotti, si stanno mettendo a dimora i piloni di una serra verticale di 3000 metri che ospiterà le produzioni biologiche. In tutto saranno 4 ettari di terreni convertiti a biologico, la cui commercializzazione inizierà nel 2019.
La gamma comprenderà il radicchio chioggia, i finocchi, le bietole, anche i pomodori. Solo per nominarne alcune. 

La sfida è appena iniziata, le produzioni sono in conversione, ma i risultati già si vedono: "le vendite di questi prodotti sono in crescita, il marchio "Io sono Bio", recentemente lanciato sul mercato da Agribologna, racconta bene la profonda convinzione con cui tutti i soci hanno avviato la conversione delle loro produzioni".
Francesco non nasconde la propria convinzione in questo senso e la sua fresca nomina a Consigliere di Amministrazione del Consorzio, oltre a renderlo orgoglioso in quanto il più giovane del gruppo dirigente, ha sviluppato la sua motivazione ad investire significativamente nell'attività agricola.


"Il modello cooperativo di Agribologna ha questo di bello: la capacità di creare le condizioni di sviluppo imprenditoriale, trasferendo qui, presso di noi, le risorse necessarie allo sviluppo e, nel contempo fornendoci assistenza tecnica agricola, formazione tecnica e formazione imprenditoriale, strumenti di marketing e una struttura commerciale che lavora per noi. Io come agricoltore, contadino-imprenditore, devo sapere fare il mio mestiere bene. Al resto pensa il Consorzio. E' la nostra forza."

Nel dirmi questo, Francesco non smette di guardare oltre alle mie spalle, le sue terre, la serra in costruzione, con il sorriso e la forza dell'ottimismo. C'è da credere che sia questa la vera chiave del suo successo.
 
I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Utilizzando il nostro sito accetti l'uso dei cookie.   Maggiori informazioni