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Franco Linguerri, la soddisfazione di saper fare peperoni di qualità

Arrivati, dopo il cancello, si entra nel prato. C'è una grande armonia nell'aria: alberi secolari, un cedro del libano, noci, pini marittimi e la casa a tre piani, del '700, color giallo ocra, semplice essenziale. E qui che vivono e operano Franco Linguerri e suo cugino Massimo. Producono peperoni, cereali e leguminose e sono soci di Agribologna.

Vado da Franco in un pomeriggio di metà luglio, verso le 17, per evitare le ore di punta della canicola estiva e per avere una luce adatta per le foto che voglio scattare sul posto.
Lo trovo nell'ex stalla, ora adibita a magazzino, sala lavorazione dei peperoni, luogo di ristoro e relax e altro ancora. Sul tavolaccio una catasta di peperoni verdi raccolti oggi, divisi per qualità. Si lavora alla pulitura e rifinitura del prodotto prima di essere messo negli imballi di vendita destinati al mercato ortofrutticolo.

Intorno al tavolo la madre di Franco, che sembra uscita da un libro del novecento, i capelli raccolti, il grembiule grigio da lavoro, lo sguardo attendo, dolce, assorto, che ti seduce immediatamente per la serenità del suo volto.

Franco, classe 1962, arrivò qui quando aveva 11 anni...."I Linguerri, mi dice, vennero a Bologna nel primo dopoguerra, da Riolo Terme. Là facevano i mezzadri, la guerra distrusse la casa, la nonna morì su una mina e il desiderio di voltar pagina li spinse qui, alla periferia di Bologna, zona San Donato."

Allora erano in tanti, due famiglie di fratelli con figli: 8, 10 persone, forse di più. Nel '73 comprarono questo podere per fare cereali e ortaggi. Poi qualcuno pensò di fare una vita lontano dalla terra, gli anziani uscirono di scena e rimasero solo Franco e Massimo a condurre l'azienda.

Quello che vedo oggi, da allora, non è cambiato, a parte il suono sordo e continuo dell'autostrada Adriatica che scorre a poche centinaia di metri.

La casa è una villa padronale costruita ai primi del '700, quando i ricchi signori bolognesi avevano nelle loro proprietà di campagna, una dimora più o meno sfarzosa, in cui passavano i mesi più caldi. Tutta la zona di San Lazzaro e Castenaso, conosciuta come Parco delle Ville, è punteggiata di queste antiche dimore e tutte hanno questa gradevole maestà.

Franco e Massimo i peperoni li coltivano da sempre. "La scelta di specializzarsi è maturata nel tempo, dopo che, negli anni '90, visitando delle aziende agricole in Olanda, fummo colpiti dal fatto che tutte erano mono colturali, con manodopera e attrezzature specializzate". Da allora gli investimenti si sono indirizzati verso questa coltura, di nicchia nell'area bolognese, con la realizzazione di serre che permettessero di poterla ottenere con successo.

"Le nostre serre, mi dice soddisfatto Franco, sono aperte ai lati, calde e ventilate per poter far crescere bene i peperoni. La coltivazione è integrata, come vuole il disciplinare di Agribologna. I lati dei tunnel sono chiusi da reti che impediscono agli insetti nocivi di entrare e a quelli utili di uscire."

"Questo è il cuore dell'azienda. Dei 23 ettari della azienda agricola, i 7.000 mq delle serre rappresentano il centro pulsante. E qui che ogni mattina si viene per controllare la crescita dei peperoni. Perché loro crescono lentamente e, se si fanno errori tali da far insorgere delle malattie, queste sono altrettanto faticose da debellare".

Franco ha una cultura tecnica, diplomato all'istituto agrario, ha frequentato per alcuni anni Agraria, e poi si è immerso nel lavoro nei campi, cercando di innovare e di metter a frutto le esperienze acquisite.
Ciò che mi affascina del mio lavoro è l'aspetto organizzativo: se nella gestione della mia attività produttiva sono bravo, allora la scelta di specializzarmi diventa un premio, perché per mettere tutti i peperoni sul mercato posso far conto della struttura commerciale del Consorzio Agribologna.
 Se non ci fosse tutto questo, dovrei tornare indietro ed essere un contadino-venditore e non sarei in grado di fare né l'uno, né l'altro!"

Un'evoluzione di questa passione, è la realizzazione di un veicolo elettrico, biposto, fatto da un artigiano di Renazzo, che scavalla i filari delle piante e consente a due persone, in posizione seduta, di raccogliere i peperoni maturi. Un'innovazione non da poco che tempera la fatica della raccolta che è tutta giocata a livello del suolo.
La produzione dei peperoni è di nicchia per questo territorio: le varietà coltivate sono i verdi-gialli e i verdi-rossi, ottenendo così i tre tipi di colore che hanno spazio di mercato. "Iniziamo a trapiantarli in aprile, a fine giugno si comincia a raccoglierli, fino alla fine di ottobre, a volte fino a inizio novembre.

La varietà che facciamo è il 3/4 lungo, quello che incontra di più sul mercato di Bologna. Il peperone olandese, più corto e tozzo sta prendendo piede, ma questo è di gran lunga il preferito. Lo raccogliamo verde, oppure lasciandolo sulla pianta per altri 20 giorni, giallo o rosso a seconda della varietà."

"Il gusto non differisce dal colore, alcuni pensano che i gialli siano più dolci e i verdi meno. E' una suggestione, una credenza popolare. Come il fatto che siano difficili da digerire. Certo, può essere, come tutti i cibi e le materie prime che si producono, basta avere alcuni accorgimenti, come per esempio togliere con un coltello affilato la placenta, quella parte bianca che ricopre l'interno del peperone, con i relativi semi."

"Questo è sicuramente importante, come riconoscere la qualità dei peperoni, che la vedi dalla pelle tesa, luminosa, dal corpo sodo, dall'assenza di macchioline. Non è una qualità che tutti possono cogliere se non si ha esperienza. Quando vado al supermercato, li guardo, ovviamente non li compero, ma so giudicare."

Certo, aggiungo io, non sempre possiamo acquistare dal produttore, ma adesso, qui, a vederli, questi peperoni sono davvero di primissima qualità e Franco mi guarda con un sorriso soddisfatto.

Molto soddisfatto dei suoi peperoni.
 
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