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Roberto Tusarelli, non solo fragole...

Ma anche ciliegie, zucchine, pomodori, albicocche e pere. Un orto di altri tempi con la stalla e il fienile, il vecchio silos del grano e l'aia con le galline. Un orto moderno con il fienile trasformato in fattoria didattica e la stalla in negozio e ristoro per il viaggiatore in cerca della natura genuina.

Mi immergo nella rigogliosa campagna di Galliera, a due passi dal fiume Reno, nella terra di confine fra Bologna e Ferrara, proprietà nell'ottocento del Duca d'Orleans. Allora le colture principali erano il riso, la canapa e la frutta, i campi erano ortogonali fra loro, come le strade, segno delle antiche centurie romane che qui avevano quartiere. Oggi, passato il tempo del latifondo e della proprietà terriera, coltivatori diretti e imprese agricole cercano di competere sul mercato concentrando i loro sforzi con una agricoltura di qualità.

Non tutti però la fanno. Molti si sono lasciati sedurre dalle nuove colture industriali destinate alla produzione di biogas, con conseguente perdita d'identità agricola del territorio, oltre che fastidi e problemi per chi, confinante, deve subire le onde d'urto di queste realtà.

Roberto Tusarelli, invece, fa l'agricoltore come una volta, con caparbietà e passione. Roberto è figlio di contadini, orgoglioso della sua discendenza, con trisnonni braccianti, poi mezzadri e infine proprietari.

"Amo questo territorio, ci sono nato. A 5 anni mi mettevano davanti ai buoi, a tirare insieme ai grandi il carro del fieno. E' stata la mia famiglia a trasmettermi la passione per questa terra."

Roberto non diventa subito agricoltore. Studia, si iscrive all'Università, Ingegneria. Sono gli anni turbolenti della fine degli anni '70, il movimento studentesco, i carri blindati in centro e l'uccisione di Lo Russo. Fatti che incideranno nella formazione di Roberto, che interrompe gli studi, fa il servizio militare, e quando torna, ritorna a Galliera, affianca il padre, che nel frattempo ha acquistato la terra, e decide che la campagna sarà la sua vita.

Oggi l'azienda conta 22 ettari, le produzioni privilegiano i colori e i sapori della primavera e dell'estate: dalle fragole alle ciliegie, dai pomodori alle zucchine, fino alle pere William e alle Abate, Kaiser e mele.

In autunno ci si ferma e si fanno i conti. Sempre più complicati e problematici. Stare in Cooperativa ha un senso. Roberto, e prima suo padre, entrarono in Cona negli anni negli anni '80, poi confluiti nel Consorzio Agribologna.

La ricerca è la distintività, il valore della produzione sia come PLV, che come singolo prodotto: "non basta più produrre, mi dice Roberto, occorre trasformare la fatica di tutti i giorni, con investimenti e fantasia, in nuovi valori che il consumatore possa riconoscere."

Mentre parliamo di questo, facciamo il giro del podere. Innanzi tutto le fragole, non tantissime, ma di qualità: varietà jolie, asia, tea. Non sono tante. Nel tempo la quantità si è ridotta a favore di coltivazioni più strutturate: ciliegie e pere. Di ciliegi ce ne sono di età diversa, dai più vecchi che risalgono alla gestione del padre di Roberto, agli ultimi innesti con varietà nuove, come la Sabrina.

E poi le pere: William e Abate. Le William, adesso appena formate, qui vengono bene, lunghe, cicciotte e saporite, adattissime ad essere lavorate per la grappa. E infine un po' di ortaggi: zucchine e pomodori. 

Ma la nuova essenza di questa azienda agricola è nella sua proiezione verso la comunità, i giovani, le scuole, la società nel suo complesso.
Questa scelta ha radici nell'approccio che Roberto ha sempre caparbiamente mantenuto a favore dei suoi colleghi, mettendosi a disposizione con generosità delle organizzazioni sindacali degli agricoltori e del Consorzio Agribologna, a difesa del lavoro nei campi.

Il versante a cui si è orientato Roberto è quello dell'orgoglio contadino, lasciando la porta aperta al consumatore per l'acquisto dei prodotti che produce, ma senza infilarsi nel sentiero dell'agriturismo con un bed & breakfast improvvisato. 

Per questo Roberto ha pensato che "tutta la cultura agricola, l'esperienza e la competenza che si sono sedimentate in anni sulla terra, non possono rimanere solo patrimonio mio e della mia famiglia, ma vorrei metterle a disposizione della collettività."

Da qui la ristrutturazione della stalla e del fienile per inserire l'azienda agricola nel circuito delle Fattorie Didattiche della Regione Emilia-Romagna, con "un investimento concreto che vede ora la luce per richiamare bambini e giovani a scoprire il valore dei lavori agricoli."

I passati studi di Ingegneria, la passione per il disegno e il recupero dell'edilizia rurale, hanno portato Roberto a progettare nel fienile un'ampia sala, colorata nei pastelli gialli e verdi, con lampade rosse e arancioni, tavoli e tante sedie disposte a ferro di cavallo e dove ancora si sente, e per me questa è magia, il profumo del fieno!

La vedo già piena di bambini, di ragazzi, di nuovi possibili innamorati di questa campagna, intenti ad ascoltare, a disegnare, a gustare i frutti dei campi e ad immaginare, perché no, una loro futura avventura fra i campi.
Buon lavoro Roberto!
 
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