Tecnologia, sapienza agricola e tanto cuore: questi gli ingredienti dell'Azienda Agricola della famiglia Cetto, non avventurosa ma consapevole, cosciente che le possibilità di successo non sono certe e che il risultato dipende dalla capacità della gestione dei principali fattori di criticità.

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Giuliano Cetto, tecnologia, sapienza agricola e tanto cuore

Che le mele si facciano in Emilia è un fatto, fa parte della storia agricola di una parte precisa del territorio, fra Ferrara, Ravenna, Bologna. Mele e pere. Prodotti coltivati da sempre, fin dall'antichità. Le pere sono rimaste e qui, in questo triangolo, si produce il 65% della produzione italiana, il 40% di quella Europea. Ma le mele? C'erano, poi sono sparite, adesso ritornano.

Merito anche di agricoltori trentini, professionisti delle mele, in cerca di terra che da loro non c'è più. Come i fratelli Cetto e i loro figli, una famiglia solida, di grande tradizione agricola, che nel 2006 hanno deciso di ampliare la loro produzione riscoprendo la vocazione di questa terra, da sempre generosa con la frutta.

Giuliano Cetto, me la racconta così, la loro storia attuale in Emilia: il bisogno di terra, la voglia di sperimentare nuove varietà, di introdurre tecnologie nuove, nuove piante, nuovi frutti, una visione proiettata sul futuro. Un gemellaggio fra l'Emilia e il Trentino, fra Galliera e Levico Terme con due punti in comune: le mele e Agribologna.

L'ottimismo è la parola più adatta a sintetizzare l'incontro che in una bella giornata di sole, tiepida, di quest'autunno ormai avanzato, prossimo a cedere il posto alle nebbie della pianura padana, alle prime gelate. L'ottimismo verso il futuro, fatto di importanti investimenti che rientreranno fra qualche anno, ma positivi, convincenti, perché fatti con l'entusiasmo e la fiducia di chi sa che dietro di sé ci sono giovani convinti, motivati e preparati. A questa determinazione si è aggiunta l'associazione ad Agribologna che, come Organizzazione dei Produttori, può fornire un valido supporto allo sviluppo della loro azienda.

Giuliano, 53 anni, insieme al fratello, è produttore di mele da generazioni, le faceva il padre e il nonno, nella zona di Levico Terme, in Valsugana. 23 ettari a cui si sono aggiunti altri 30 qui, sul confine fra Galliera e Malalbergo fra il Reno e il Canale della Botte, fertili, di grande tradizione frutticola. Le produzioni sono pere e mele, impianti già esistenti, da rinnovare e impianti nuovi, alcuni in fase di allestimento. Oggi per la maggior parte Gala, ma nel prossimo futuro anche Fuji e Granny Smith. Qualità adatte al terreno e al clima.
"L'obiettivo è arrivare sul mercato con un prodotto valido 15 giorni prima delle produzioni trentine e altoatesine, e arrivarci con un prodotto di qualità, di alta qualità."
Giuliano è un uomo pratico, si muove fra Levico e Galliera, ma il futuro è dei figli e dei nipoti. L'impianto è seguito dal nipote Federico, studi di Agraria a San Michele all'Adige, scuola di primaria importanza per la formazione di giovani nel campo della frutticoltura. Ma in scuderia ci sono già anche una figlia e una nipote, ancora all'Università, che promettono bene e hanno voglia di diventare anche loro imprenditrici in questo competitivo mercato.

I filari in cui cammino hanno pochi anni di vita. Le piante sono allineate lungo fili sostenuti da pali alti tre metri; ogni pianta ha due lunghi tronchi che si sviluppano verso l'alto, in modo che i frutti crescano più vicino possibile al tronco e prendano luce da tutte le parti. Così le mele diventano più belle, ma soprattutto più buone.

Lo spazio fra un filare e l'altro é seminato a prato, con una base di erba fatta di 4 essenze diverse, per consentire una base soffice ma resistente all'usura provocata dal passaggio delle ruote delle attrezzature agricole, senza sformarsi, senza produrre solchi che potrebbero compromettere il corretto defluire delle acque. Il tutto coperto completamente, sopra e sui fianchi, da una rete, per proteggere dalla grandine e soprattutto per impedire la contaminazione delle piante e dei frutti dalla cimice asiatica, vero flagello, che sta invadendo la pianura padana e danneggiando irreparabilmente i raccolti di frutta.

"Le reti sono, al momento, l'unico, vero antagonista alla cimice asiatica. I sistemi chimici sarebbero in grado di difendere non più del 50 % e i sistemi biologici, con insetti utili, non sono stati ancora approvati dal Ministero, e immessi sui territori, e comunque una volta inseriti nei campi, i tempi per avere un risultato apprezzabile sarebbero non inferiori ai 5 anni."


Quindi le reti sono le uniche protezioni. Costose, ma efficaci. 

Reti che forniscono un'immagine suggestiva: stare dentro a questo grande spazio recintato, l'aria entra ed esce, non è una serra soffocante, qui si respira, le reti si muovono leggermente ancorché siano saldamente ancorate a terra, sono visibili in alto, di fianco, sono reali, ma l'impressione è che non ci siano. Una tessitura fine, ma quel tanto che consente una perfetta insolazione e areazione. Oggi in Italia ci sono solo tre manifatture che le fanno: a Vicenza, a Bergamo e in Puglia.

Una domanda enorme da parte dell'agricoltura più avanzata, disposta a spendere migliaia di euro per difendere il prodotto dalle intemperie e dai flagelli degli insetti, senza rinunciare all'essenza della natura: il sole, la pioggia, la neve, il vento, la nebbia.
Reti montate e smontate con un ingegnoso sistema di carrucole, a mano. Avvolte come tende di un grande soggiorno, e poi spiegate come vele di una grande nave. 


Tecnologia, sapienza agricola, esperienza e tanto cuorecuore: questi gli ingredienti di una impresa, non avventurosa ma consapevole, cosciente che le possibilità di successo non sono certe e che il risultato dipende dalla capacità della gestione dei principali fattori di criticità. 


E su questo la famiglia Cetto, ci crede e mette in gioco il proprio futuro, con ottimismo.
 
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