Paolo Angiolini, socio Agribologna, è un agricoltore slow, che rincorre i ritmi della natura, i tempi delle stagioni, il recupero delle tradizioni e delle colture del territorio.

I Soci si Raccontano

Paolo, l'agricoltore "slow" che segue i ritmi della natura

Paolo Angiolini, socio Agribologna, in Villanova di Castenaso, Bologna. Un terreno di 17 ettari all'interno area di tutela della Civiltà Villanoviana, praticamente sopra a quello che, 3000 anni fa, erano i primi insediamenti dei nuclei abitati che, in seguito con gli etruschi, sarebbe diventata Felsina e poi Bononia in epoca romana.

Vado a trovare Paolo, in una bella mattina di sole, dopo le piogge e la neve di marzo, calamitata dai suoi, buonissimi, cicorini e dalla storia del Conte Gozzadini, delle sue scoperte archeologiche fatte sui suoi terreni.

"Qui sotto, mi dice Paolo, dove nascono questi asparagi o quei cicorini c'è un tesoro archeologico: ogni tanto si scopre una tomba villanoviana di almeno 3000 anni fa, lì c'è la Villa del Conte Gozzadini che, nella seconda metà dell'ottocento, scoprì questa antica civiltà, là c'è un podere di Vanni Leopardi, nipote del grande poeta italiano, più oltre il Savena si immette nell'Idice, una piccola oasi naturale ricca di cultura."

Paolo vive, coltiva, raccoglie su questo terreno, che i suoi bisnonni abitarono fin dal 1883. Quattro generazioni di agricoltori, prima affittuari e poi proprietari, arrivati qui da Calderara di Reno, probabilmente per cercare della terra migliore o semplicemente per inseguire un sogno d'impresa nuovo.

Paolo, è un agricoltore slow, che segue i ritmi della natura, i tempi delle stagioni, il recupero delle tradizioni e delle colture del territorio: asparagi, zucchine chiare e scure, radicchi invernali e lattughe, da poco in modalità biologico. Dal 2019, tutta la sua produzione sarà biologica.

Sì, Paolo ha convertito tutta l'azienda in biologico, convinto che questa scelta "sia il modo più corretto per valorizzare questo territorio, dare ai prodotti maggiore valore aggiunto e avere una maggiore possibilità di raccontare questa esperienza all'interno di un ricco contesto culturale."

Il biologico è anche un modo per raccontare diversamente il prodotto e i soci Agribologna: "I miei colleghi hanno la cultura agricola giusta, abituati da anni a rispettare i capitolati della lotta integrata, a misurarsi con il mercato, il consumatore che desidera prodotti più sani, meno sfruttati chimicamente, rispettosi delle stagioni."

E qui sta la visione di Paolo: di fronte ad un mondo sempre più globalizzato, o a forme di concorrenza italiana interna, spesso fatta con metodi poco ortodossi, la miglior forma di agricoltura sostenibile è "favorire produzioni distintive che si colleghino con la storia e il tessuto sociale che le ha fatte nascere, per ristabilire relazioni di maggior equilibrio ecologico e sociale fra l'uomo e la natura."

Ma da dove nasce questa visione? Paolo me lo spiega partendo dalla crisi economica del 2008/2009: "fino ad allora, complice il boom creato dall'euro e da un'economia mondiale convinta che si potessero aumentare i profitti attraverso l'economia della carta moneta, dei prestiti e dei mutui, tutto funzionava. Poi un bel giorno ci siamo svegliati con la testa pesante e l'amaro in bocca, come dopo una bella sbornia, una sbornia colossale."

A questo punto che fare? Paolo decise che bisognava fermarsi e guardare da un altro punto di vista, la propria produzione. Di qui la scelta di produrre diversamente: meno, ma con maggior valore aggiunto. Da allora la sua PLV, produzione lorda vendibile, non è cresciuta, è rimasta stabile, ma la redditività è migliorata. E poi una qualità diversa, una maggiore attenzione al rapporto costi/ benefici, al valore del prodotto, al valore della professionalità.
Una storia che ci rimanda ai valori dei soci del Consorzio Agribologna, dove ogni socio è impegnato a"tirar fuori" dalla propria terra il meglio, contando sulla propria professionalità e dalle tradizioni del territorio in cui opera.

Ne è un esempio, la scelta di recuperare la coltura degli asparagi, più che mai simbolo e parabola di una agricoltura che segue i ritmi della natura: "li pianti e dopo un paio d'anni, non appena le temperature esterne si fanno miti, sui venti gradi, loro cominciano a spuntare, buttar fuori prima la testa e poi il corpo, come un essere che si è addormentato e lentamente si risveglia e si alza. Tu li raccogli e loro rispuntano di nuovo, in altri punti, fino a quando fa troppo caldo e allora diventano legnetti."

Da aprile a maggio. Se è caldo prima, se è freddo dopo. La natura ha i suoi tempi e i suoi ritmi. Tutto è esattamente come deve essere. Ogni frutto, ogni ortaggio cresce quando è il suo momento e ogni stagione ha le sue caratteristiche che la rendono unica e speciale.

E' così anche per i radicchi invernali, sia quelli verdi e rossi che il cicorino. Adesso è tempo di questa varietà che io prediligo per il suo sapore e resa nelle insalate, perché pur essendo più coriaceo rispetto al radicchio, ha un sapore particolare e una capacità unica di amalgamarsi con i lattughini più teneri, la rucola e altri ingredienti come pomodori, olive, uova sode, formaggi o mozzarelline.

Ne approfitterò per suggerirvi questa ricetta che mi farò questa sera con i cicorini di Paolo...buon appetito

Cicorino con rigatino toscano e uova sode 300 g di Cicorino Agribologna 120 g di rigatino toscano 4 uova Olio evo q.b. Sale e pepe q.b.

Lessare le uova in acqua per 10 minuti finché non saranno sode. Le fate raffreddare e nel frattempo, cimate il cicorino, lavatelo, scolatelo e fatelo asciugare bene su un canovaccio. Tagliate il rigatino a listarelle sottili e rendetelo croccante in una padella antiaderente. Io non aggiungo olio, per non appesantire il rigatino che produce già di suo un grasso dolce e leggero. Mettete il cicorino in singole ciotole, smezzando le rosette più grandi ed eventualmente, se vi piace, lasciando intere quelle più piccole. Salate, pepate e finite di condire con il rigatino e il condimento che avrà prodotto. Guarnite con le uova sode tagliate a spicchi. Se lo volete, rifinite il piatto un filo d'olio evo.
 
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