Nel mio piccolo giardino davanti a casa, oltre al nespolo, ho un rusticano, un mirabolano. Mi regala una spettacolare rosea fioritura nella primissima primavera e frutti squisiti in estate.

Gli orti di Maria Elena

Il rusticano è una susina o una prugna?

Nel mio piccolo giardino davanti a casa, oltre al nespolo, ho un rusticano, un mirabolano. Mi regala una spettacolare rosea fioritura nella primissima primavera e frutti squisiti in estate. Il mio mirabolano è un prunus con una chioma di colore rosso (ho letto che il mio appartiene alla varietà “Pissardii”), il tronco è eretto, sinuoso, ben ramificato con una corteccia di colore bruno-rossiccio. Le foglie sono ellittiche e i fiori rosati compaiono in marzo assieme alle foglie.
il mio rusticano in fiore 
I rusticani appartengono alla categorie dei frutti dimenticati, come le nespole. Sono delle drupe rotonde del diametro di 2–3 cm, che maturando diventano rosso cupo, simili alle prugne, alle susine. Sono molto aspri quando sono acerbi, ma diventano dolci una volta raggiunta la maturazione.
E qui è il punto: il rusticano è una prugna o una susina? O nessuno dei due? E prugna e susina sono lo stesso frutto?
In tanti si pongono questa domanda, ma qual’è la risposta? Quando il frutto è fresco si chiama susina, quando è secco si chiama prugna? Non c’è dunque alcuna differenza sul piano botanico? Può sembrare una disputa oziosa, ma quando si va in un negozio o al supermercato e si cercano le prugne a volte ti danno le susine, e viceversa.
Diverse varietà di susine e due prugne
Ho letto su un testo di botanica, che i termini susina e prugna indicano il frutto che nasce sull’albero del susino (Prunus domestica), detto anche “pruno” e originario dell’Asia. Si utilizza il termine “susina” per la qualità tonda e morbida, e “prugna” solo per quella blu-violacea dalla forma allungata, da cui deriva anche il colore prugna. Due nomi diversi per indicare la stessa cosa, ma il nostro intestino conosce benissimo la differenza. Le virtù lassative della prugna secca, o cotta, sono note da tempi immemorabili!    
Ne parlavo proprio ieri con un tecnico del Consorzio Agribologna, e mi ha detto che i termini “susina” e “prugna” vengono spesso usati come sinonimi. In realtà si tratta di due diverse specie: Prunus domestica e Prunus salicina, comunemente indicati come susini europei e susini cino-giapponesi.
Quindi la prugna è il frutto di un albero, il Prunus domestica, e la susina, invece, è un frutto del Prunus salicina, dal sapore lievemente acidulo, anche lei con un discreto potere lassativo e contiene una buona quantità di potassio e calcio e una discreta quantità di vitamine.
Prugne
Susine
Prugne e susine sono, quindi, due cose ben distinte, anche se a livello popolare sono spesso usate come sinonimi? Le fonti, anche autorevoli, arrivano a conclusioni diverse…quale sarà la verità? In attesa che venga sciolto l’amletico dubbio, questa estate mi sono goduta il mio rusticano e i suoi frutti. Se li mangi acerbi sono contagiosi, uno tira l’altro, e poi stai male. Se li lasci sull’albero diventano dolcissimi, forse troppo. Quindi la loro destinazione naturale è finire in una pentola per farne della marmellata. Vi racconto la mia ricetta di marmellata di rusticani che ho fatto qualche mese fa. Ho raccolto un bel cesto di rusticani, saranno stati un chilo e mezzo circa. Li ho lavati e denocciolati e messi in una pentola capiente.
Il mio cesto di rusticani
Acceso il fornello, ho cotto i rusticani a fuoco basso per 10 minuti, girando continuamente i frutti con un mestolo di legno. Poi ho aggiunto lo zucchero. E qui occorre fare attenzione: se i frutti sono maturi e molto dolci, state sul mezzo kg di zucchero, se sono meno maturi e quindi più aciduli, aumentate la dose. La dolcezza della marmellata è a gusto personale, a me non piace dolcissima, e quindi non abbondo con lo zucchero. Dopo che ho aggiunto lo zucchero, ho continuato la cottura per altri 45 minuti Sempre mescolando e schiumando di tanto in tanto. Passato il tempo, ho messo come sempre un cucchiaino di marmellata su un piattino. Una volta inclinato, se il composto non cola la marmellata è pronta! Nel caso coli, rimettete sul fuoco e continuate a cuocere ancora un po’. Quindi l’ho versata nei vasetti, che avevo precedentemente preparato e sterilizzato, stando attenta a non superare l’inizio del collo. I vasetti si devono poi capovolgere, dopo aver stretto ben bene i coperchi, per creare il sottovuoto. Un consiglio: una volta raffreddati i vasetti, premete sul coperchio con un dito, se l’avvallamento torna indietro (il famoso “click”) non si è ottenuto il sottovuoto e si deve bollire di nuovo la marmellata e rinvasare correttamente.
Crostata con la marmellata di rusticani
Li ho disposti sul ripiano di cucina capovolti e li ho lasciati raffreddare completamente. Adesso sono in cantina a riposare, quest’inverno mi godrò la marmellata! Magari per una insolita crostata di rusticani...
 
I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Utilizzando il nostro sito accetti l'uso dei cookie.   Maggiori informazioni